martedì 7 febbraio 2012

Buon Compleanno Vasco

Oggi niente dolci.. niente ricette.. niente sperimentazioni.
Anche se molti so già che non condivideranno... faccio tanti auguri a Vasco Rossi per i suoi 60 anni, ringraziandolo per tutte le canzoni che ha scritto.

Riporto gli auguri di Jovanotti su La Stampa perché sono molto belli :
http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/441557/



LORENZO JOVANOTTI
Buon compleanno Vasco!
Oggi ripenso alla prima volta che ho incontrato la tua musica e a quanto mi colpì. Come se qualcuno avesse inventato un colore nuovo che avevo dentro ma che nessuno aveva mai rappresentato.
Ero un ragazzino e d’estate «lavoravo» in una radio privata, Radio Foxes, a Cortona, il paese dei miei. Arrivò il rifornimento dei dischi nuovi e io come sempre mi ci tuffai. Tra quelli, c’era Non siamo mica gli americani: ricordo come fosse ora l’effetto che mi fece quando il disco cominciò a girare.
C’era la poesia, e io neanche lo sapevo, perché per me la poesia all'epoca era una cosa noiosa che andava imparata a memoria a scuola, e non immaginavo che invece fosse la capacità di portare alla luce nuove o antiche verità sull’essere umano. Senza fronzoli e nel modo più diretto possibile, usando gli strumenti dell’espressione, proprio come fai tu da sempre.
Era la prima volta che ascoltavo una canzone che mi sembrava un film, ma un film che raccontava qualcosa di vero, anzi ipervero.
Di quel disco una cosa tra tutte basta a dire perché tu sei Vasco Rossi, il grande Vasco. In quella canzone, a un certo punto fai il suono degli spari con la bocca, e in una canzone io non l’avevo mai sentito fare. Per me in quella cosa è racchiuso lo spirito eterno del rock. Fare il suono degli spari con la bocca, come da bambini quando si gioca. Ora però sono spari veri, che colpiscono e fanno bene, sono liberatori.
Tanti anni dopo andai al Festival di Sanremo con una canzone che diceva «No Vasco, io non ci casco», che voleva essere un omaggio a quel tuo modo di stare al mondo e insieme l’impegno a non farsi fregare dai «grandi», a non cascare nelle trappole del conformismo, anche di quello che si spaccia per il suo opposto. Per quelli come te e per quelli come me, diversi ma uniti dal bisogno di essere autentici, non addomesticati. È un impegno che cerco di mantenere, anche se non è facile: continuare a fare il suono degli spari con la bocca. In molti non capirono il gioco di quella mia canzone, ma lo capirono i bambini e le persone di cuore. Gli altri no, quelli capiscono sempre solo quello che gli fa comodo.
Una volta te l’ho anche detto di persona che il tuo nome racconta perché ti vogliamo tutti bene: di cognome fai Rossi, come il signor Rossi, e di nome fai Vasco, come il grande navigatore che circumnavigò il Capo di Buona Speranza affrontando il vuoto assoluto di un mondo sconosciuto. Ecco. Vasco e Rossi, contemporaneamente, in simultanea. La normalità e l’avventura, l’anonimato e la spericolatezza.
Oggi fai 60 anni e io ti vedo come un capo indiano, o come il Grinta, hai presente il Grinta, quello del film? Grande capo Nuvola Rossi. E poi Vasco è il maschile di Vasca, che non è poco, è una cosa femmina e calda e accogliente, fatta per «lasciare tutto il mondo fuori» e lavare via lo sporco. Uno stadio un giorno potrebbe essere chiamato «un vasco», una gigantesca vasca maschio per bagni collettivi di libertà.
Quando l’estate scorsa hai annunciato che volevi abbandonare gli stadi (ma non gli studi, intendo quelli di registrazione) ho pensato che stessi per entrare in una nuova fase creativa. E che potevo aspettarmi di tutto da uno come te, che ha visto «cose che noi umani...». Uno come Clint Eastwood o Bruce Springsteen, Michelangelo, Hokusai, Saramago, la Szymborska, Fellini o Dario Fo, gente che dimostra che la creatività si espande, come l’universo, se uno la lascia fluire, e che a volte il tempo sembrerà tornare indietro, ma saranno attimi, tutto scorre in avanti, inesorabile.
Una volta ci siamo visti nel tuo ufficio a Bologna. Tornando a casa in macchina, mia moglie, che ti aveva stretto la mano per la prima volta, mi ha detto: «Vasco è... emozionante». Ecco, le donne in una parola dicono tutto, un po’ come fai anche tu.
Per il tuo compleanno ti regalo una frase di uno dei miei film preferiti, «Big Fish», di Tim Burton. «Il pesce più grande del fiume diventò tale perché non fu mai catturato».
Tu sei il più grande del nostro fiume. E continui a crescere!
Buon compleanno capo Nuvola Rossi, sia Vasco sia Rossi. E grazie per prima per ora e per poi!

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